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Padre Migliasso

Si è spento all’età di 51 anni, dopo una lunga malattia, il vicario provinciale e custode della basilica papale di Santa Maria degli Angeli in Porziuncola padre Fabrizio Migliasso. Il custode è venuto a mancare poco dopo le 19 di mercoledì 23 aprile all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia.

 

Nato a Torino il 5 agosto 1962, padre Fabrizio vestì l'abito della prova il 10 settembre 1988 ed emise la prima professione temporanea dei voti di castità, obbedienza e povertà il 3 settembre dell'anno successivo. Fu ordinato sacerdote il 20 maggio 1995.

Da anni rivestiva il ruolo di custode della comunità dei frati minori di Santa Maria degli Angeli.

 

In una nota la presidenza della Regione Umbria e la giunta regionale hanno espresso vicinanza e partecipazione alla comunità angelana dei frati minori per la scomparsa del loro custode. “Nel telegramma inviato al Ministro provinciale dell’Ordine dei Frati Minori e al Convento della Porziuncola - spiega la nota -, la rappresentante regionale ricorda padre Migliasso, conosciuto negli anni che aveva trascorso a Todi al convento di Montesanto e successivamente come Custode della Porziuncola, per il suo modo di interpretare l’essere un frate minore della famiglia francescana, ma anche per il suo stile, la sua intelligenza e le sue grandi doti umane”.

 

Commosse parole di cordoglio anche da parte del sindaco di Assisi, Claudio Ricci. “Padre Fabrizio Migliasso - scrive Ricci - ha terminato il suo pellegrinaggio terreno al volgere della sera quasi a voler illuminare i nostri passi con quei valori autentici, francescani, di cui é stato erede e testimone.

Abbiamo provato, nell'ora della sua scomparsa, sentimenti assonanti con la perdita di un familiare perché i frati minori, comunità legata spiritualmente alla Porziuncola, sono parte viva, quotidiana, delle famiglie durante il volgere dei gironi e delle stagioni della vita.

 

Padre Fabrizio - prosegue il primo cittadino - è stato un frate, un custode, un amico e, sempre, ha profuso umiltà e discrezione, anche nel lungo e silenzioso itinerario di sofferenza.

Ci ha donato sapienti insegnamenti con quello stile, francescano, del saper cogliere con parole semplici, di "eccezionale normalità", l'essenza e la verità capace di guidare i nostri pensieri e il nostro fare.

Ha lasciato tanti ricordi e vorremmo citare le sue riflessioni nell'omelia della notte di Natale, illuminata da una luce di speranza: Padre Fabrizio ci ricordò che "Dio non abbandona, riempie ogni nostra solitudine e rinasce in ognuno di noi se lo sappiamo accogliere". Ci sembrano parole da erede di una tradizione secolare, francescana, che sempre ha "saputo accogliere" con la gratitudine per averlo conosciuto, e apprezzato, come un dono fatto alla comunità francescana e a noi tutti. Grazie Padre Fabrizio”.